Nell’articolo precedente ho approfondito l’importanza di trovare il giusto equilibrio tra parte hard e parte soft nel nostro bagaglio di competenze per mettere a punto un progetto professionale efficace e che aumenti la nostra probabilità di collocarci nel mondo del lavoro.

Quando invece si determina uno squilibrio, ovvero un investimento di risorse e energie solo da un lato, possiamo andare incontro ad una fase di stallo o altresì di confusione rispetto al nostro percorso professionale, alla definizione dei nostri obiettivi e alle possibilità di impiego nei diversi ambiti lavorativi.

È sicuramente chiaro ormai quanto le soft skills siano competenze fondamentali da sviluppare per aumentare la probabilità del proprio successo professionale e di come esse siano fortemente ricercate nel mondo del lavoro, soprattutto in questo momento storico.

Al contrario, il nostro sistema formativo tende a privilegiare lo sviluppo della parte hard del nostro bagaglio di competenze potendo rendere difficile in alcune occasioni la valutazione di quelle che potrebbero essere le nostre possibilità e ambiti di impiego professionale e addirittura anche di una nostra possibile ri-collocazione in contesti lavorativi diversi (ad esempio, gli ambiti applicativi della professione dello psicologo sono innumerevoli).

Portando la mia esperienza come esempio pratico, dopo la laurea in psicologia e l’abilitazione professionale ho cominciato a valutare le mie possibilità di inserimento lavorativo: pensavo che la mia formazione clinica non mi consentisse di “spendere” la mia professione di psicologa in altri contesti e che quindi, oramai, in un certo senso ero predestinata a lavorare in quell’ambito. L’aver invece intrapreso una strada diversa, soprattutto grazie alle porte che mi sono state aperte (un dottorato di ricerca in psicologia sociale presso il Dipartimento di Psicologia dei Processi di Sviluppo e Socializzazione della Sapienza), mi ha consentito di sperimentare una nuova dimensione della mia professionalità e di fare esperienza in un ambito diverso da quello in cui mi ero formata ma che probabilmente incontrava maggiormente le mie attitudini professionali, ovvero il settore delle risorse umane.

In questo settore ho cominciato a maturare le mie prime esperienze lavorative e, nonostante continuassi ad accumulare sul mio curriculum master e corsi di formazione, mi rendevo sempre conto sempre di più di come fossero anche altre le competenze che venivano valutate e che non avevano a che fare solamente con i titoli ma piuttosto con aspetti legati alla mia personalità (ovvero le nostre soft skills).

Allenando le mie soft skills, soprattutto la flessibilità nell’adattarmi a contesti lavorativi mutevoli e diversi tra loro, la creatività, ridefinendo il mio ruolo di psicologa in maniera creativa e più attinente ai miei desideri e obiettivi professionali, la capacità di problem solving per superare e gestire in maniera efficiente ed efficace le criticità, ho potuto ampliare la mia dimensione professionale e intercettare nuovi ambiti di applicazione del mio mestiere di psicologa che, se fossi rimasta rigidamente fedele alla mia visione iniziale non avrei mai individuato.

Diventa cruciale a questo punto introdurre il prossimo argomento, ovvero la valutazione delle nostre competenze e perché è importante farlo per analizzare il nostro profilo professionale, sia per cercare nuove opportunità professionali e di sviluppo di carriera sia per ridefinire il proprio percorso professionale.