L’ascolto è una abilità che diamo per scontata ma alla quale si presta davvero poca attenzione.

Ma cosa significa davvero ascoltare l’altro?

Aprirci all’ascolto dell’altro significa prima di tutto predisporsi a raccogliere ed accogliere i dati e le emozioni che arrivano dall’altra persona, a sentirli, fino ad arrivare a capire ciò che sta vivendo in quel momento, andando al di la delle sue parole.

Per praticare efficacemente l’ascolto empatico è fondamentale cogliere e sentire l’altro ma non confondere il proprio sé con quello dell’altro: è un sentire l’altro rimanendo sé stessi.

Imparare ad ascoltare bene è possibile, con esercizio, con passione e con volontà di accettare anche degli errori ma comunque ripartire: l’ascolto non è importante solo per il mondo del lavoro ma può diventare una competenza fondamentale in ogni ambito della propria vita.

Per saper ascoltare empaticamente le persone, quindi, bisogna allenarsi ad utilizzare l’ascolto in modo speciale. Nella nostra società, infatti, siamo sempre più portati verso una iper-comunicazione ma mai verso l’ascolto.

Quante volte abbiamo avuto la sensazione di non essere ascoltati dai nostri familiari, dai nostri colleghi di lavoro e magari ci è anche capitato di partecipare a riunioni nelle quali le persone tra di loro non si ascoltano mai veramente fino in fondo: la società, infatti, ci stimola sempre più a “parlare bene” ma meno ad “ascoltare bene”, nonostante l’ascolto sia un elemento fondante del processo comunicativo.

Quando si pratica l’ascolto empatico, prima di tutto è importante che la persona che parla sappia che non sarà giudicata, che non dovrà provare imbarazzo per quanto rivelerà né tantomeno temere le conseguenze.

Per allenarsi ad un autentico ed efficace ascolto empatico, Trevisan (2019) propone una serie di atteggiamenti e comportamenti che possono favorire le nostre capacità di ascolto e comunicazione empatica:

  • mostrare un genuino interesse e curiosità verso l’altro;
  • creare una relazione di fiducia (senza un genuino ascolto non può esserci fiducia);
  • liberarsi dalle proprie emozioni negative e pregiudizi per ascoltare l’altro e rispettarne i ritmi;
  • non interrompere l’altro ed evitare di completare ciò che sta dicendo;
  • sospendere il giudizio e non esprimere giudizi che possano bloccare il flusso espressivo altrui;
  • ricapitolare di tanto in tanto quanto si è capito (quindi, se ho compreso bene, mi stai dicendo che…) e utilizzare la riformulazione per riprendere alcuni punti critici (quindi, ti ha sgridato ingiustamente e tu ci sei rimasto male; quindi se ho capito bene per te l’aspetto più importante in un lavoro è il rispetto);
  • non distrarsi, non pensare ad altro e non fare altre attività mentre si ascolta la persona;
  • non correggere l’altro mentre sta parlando, anche quando non si è d’accordo con lui;
  • non cercare di sopraffare l’altro né tantomeno cercare di dominarlo;
  • non cercare di insegnare o impartire proprie verità;
  • non interrompere parlando di sé;
  • mostrare interesse e partecipazione soprattutto attraverso i canali non verbali.

Durante l’ascolto offriamo alla persona un “porto sicuro” dove poter poggiare momentaneamente i propri pensieri, le proprie emozioni e stati d’animo.

Questi suggerimenti possono rivelarsi davvero molto preziosi e possono incidere in maniera significativa sulla qualità della nostra capacità di ascolto, tanto nella sfera professionale che in quella privata, e contribuire a rafforzare le nostre competenze emotive.

Bibliografia di riferimento 

Trevisan D. (2019), Ascolto attivo ed Empatia, FrancoAngeli, Milano.